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Prima che tu esplori le altre sezioni del sito vorrei dirti qualcosa riguardo a me e alle mie idee. Non mi riferisco, ovviamente, a cose riguardanti la personalità, il carattere, o ai pregi e ai difetti: sono cose su cui preferisco che si pronuncino gli altri. Vorrei dirti solamente alcune delle cose in cui credo e che per me sono importanti. Poi ti invito a sfogliare le altre pagine.

Credo nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia. Amo la verità, la libertà e l’onestà, anche e soprattutto nei confronti di sé stessi. Credo nell’innovazione, nella possibilità di aggiornarsi, di non rimanere statici e di cambiare (ossia migliorare) le proprie idee.

Amo le nuove tecnologie, pur non facendomi sopraffare da esse, e sono un convinto sostenitore dell’open source. “Sono morti e non lo sanno”, ha scritto Riccardo Luna, parlando di coloro che non capiscono che internet sta facendo la più grande rivoluzione forse mai vista: sta rimettendo al centro di tutto i cittadini. Io sono d’accordo. Anche se questo comporta dei rischi: per esempio la mancanza di controllo sulla verità delle informazioni, ma soprattutto rischi come le generalizzazioni, il qualunquismo, la pretesa che la rete sia il centro dell’universo. Ha dichiarato Umberto Eco:  “I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”. Forse i toni sono eccessivi ma la sostanza del problema è perfettamente centrata. E ancora: “Il grande problema della scuola oggi è insegnare ai ragazzi come filtrare le informazioni di Internet. Anche i professori sono neofiti di fronte a questo strumento”. Non posso che essere d’accordo. Secondo me c’è un duplice problema: quello delle cosiddette “bufale” (che riguarda tutti, ovviamente, non solo la scuola) e quello di un’eccessiva libertà di esprimere le proprie opinioni, che sfocia, troppo spesso, nell’insulto facile e gratuito e nell’adottare un linguaggio triviale. La cosa più sconcertante è che insulti e volgarità non vengono risparmiati nemmeno a chi pubblica notizie positive, belle: anzi sono spesso proprio queste le più bersagliate. Censura? Sicuramente no, ma un codice di comportamento o un galateo della rete sarebbero opportuni…

D’altra parte sono anche un convinto sostenitore di tutto ciò che permette di non dimenticare la propria storia, le proprie radici; sono nazionalista ed europeista (anche se vorrei un’Europa profondamente diversa da quella attuale).

Posso dire, inoltre, che credo molto profondamente nel valore della cultura, dell’arte, dell’ecologia, del pluralismo e infine, nonostante tutto, nell’uomo.

Ho scelto di studiare in Italia e rimanere in Italia perché amo il mio paese, credo che esso possa offrire, in generale, le stesse possibilità di altri paesi e perché sento di poter dare un piccolo contributo per valorizzarlo.

Come ha detto Silvana Arbia, l’Italia e gli italiani non hanno di più o di meno di altri paesi o popoli, è solo che – al contrario di altri – non sanno riconoscere le proprie ricchezze. Ricchezze intese naturalmente come risorse culturali, artistiche, paesaggistiche, intellettuali e, infine, le proprie ricchezze umane e personali.

Ricchezze che, però, sono presenti in Italia in misura enormemente maggiore che altrove! Ricchezze smisurate.

Per questo ho scelto di dedicarmi soprattutto alla musica italiana, per questo sono un cultore della lingua italiana, di ogni forma di arte esistente in Italia, della cucina italiana. Naturalmente per me l’Italia è una, pur con tutte le sue sfaccettature e anche le sue contraddizioni: sono d’accordo con chi, come Roberto Benigni, afferma che l’unità culturale, qui da noi, si è realizzata ben prima dell’unità politica. Sfaccettature e contraddizioni che sono sinonimo di, appunto, ricchezza.

Grazie per la tua visita.

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– Sull’interpretazione dei concerti grossi di Corelli (coming soon)